L’uomo, la bestia e la virtù è forse il testo più anomalo di Pirandello: grottesco, onirico, folle. Una commedia stranamente divertente, piena di situazioni anche comiche, dove però l’apparente semplicità del classico triangolo amoroso composto da marito, moglie e amante, cela tematiche forti che ci parlano ancora oggi. Il salvare le apparenze, l’ipocrisia, il perbenismo non sono forse ancora oggi nostre compagne di viaggio? La Morale che senso ha ai nostri giorni? E poi la morbosità del sesso, il possesso del corpo della donna amata non sono forse ancora storie che ci appassionano e che spesso troviamo nelle pagine dei giornali?
In una scenografia onirica, i personaggi, che da Pirandello sono introdotti con didascalie che li descrivono come degli animali, si muovono come sospesi in un tempo indefinito, sognanti come i Sei personaggi o come nel Non si sa come: perché in Pirandello il sogno spesso rivela più del reale o spesso la realtà coincide col sogno. E nulla più del racconto Teatrale -mai reale, ma specchio del reale- sa svelare i torbidi desideri, le meschinità, la violenza e il nero dell’animo umano.