“E tu…come sei pallida! e stanca, e muta, e bella, pia creatura nata sotto maligna stella. Fredda come la casta tua vita… e in cielo assorta. Desdemona! Desdemona!…Ah… morta! morta! morta!…”
Qui finisce la storia di Desdemona e Otello. Lei lo aveva sposato per amore, contro i cliché dell’epoca, lui, lo straniero, il moro, lo aveva voluto reclamando libertà di scelta e autonomia, lottando con il padre perché lo accettasse. Otello, incapace di gestire le emozioni, capitano coraggioso e leale, ma marito insicuro e geloso. Desdemona, troppo bella e troppo ingenua, troppo sicura del suo amore e dell’amore di lui. Lui la uccide e poi mette fine alla sua stessa vita, per gelosia e per possesso, come “i lui” di oggi e di domani se non si inizierà ad educare le nuove generazioni. Ed è qui l’urgenza dello spettacolo, Giorgio Pasotti si interroga sulla forza e la capacità dell’Otello di parlare alle giovani coscienze, di insegnare attraverso la morale, di mostrare senza mediazioni tecnologiche il dolore e lo sgomento per le vite non rispettate. La drammaturgia di Dacia Maraini muove attraverso il filo conduttore di una violenza che cresce senza motivo alcuno, l’illusione del possesso, il delitto e il suicidio per stupidità. Protagonista nel ruolo di Otello Giacomo Giorgio, talentuoso attore che il grande pubblico ha amato in Mare fuori.
«Dopo cinque secoli quest’opera ci mette ancora di fronte a una realtà malata e incattivita, l’Otello è tragicamente attuale» Giorgio Pasotti